Vâgh iń ufézzi, a Bologna l’osteria diventa “a tempo”

Vâgh iń ufézzi, a Bologna l’osteria diventa “a tempo”

Un’osteria “a tempo” nell’era del Covid e del distanziamento sociale.

Questa l’idea di Mirco Carati e Antonella De Sanctis, titolari di Vâgh iń ufézzi. Una reazione creativa al dimezzamento dei coperti (adesso tra i 12 e i 15), ma una formula decisa anche per mantenere i prezzi di sempre. “Abbiamo dovuto ragionare su come rimanere aperti. Non ci sembrava giusto far pagare la crisi a tutti i nostri clienti”.

Una formula che ha una storia antica. Basti guardare alla Bologna gastronomica dei primi del ‘900, quando all’Osteria Ghiton di via del Pratello si mangiavano fagioli ad ore con i cucchiai incatenati alla tavola.

Ma come funziona la formula “a tempo”?
Si prenota un tavolo – l’osteria è aperta tutti i giorni, ad esclusione della domenica, dalle 18 alle 24 – indicando il numero di commensali e il tempo che si desidera trascorrere partendo da un minimo di un’ora per consentire alla cucina di preparare i piatti caldi.

Il menù è quello di sempre: piatti tradizionali, con la cucina non solo bolognese, per un totale di nove portate scritte sui classici fogli di carta paglia. Menù che cambia ogni giorno con i piatti decisi in base alla disponibilità del mercato e con le materie prime che offre la stagione.

Nel lasso di tempo prenotato, si mangia ciò che si desidera senza limiti, dall’antipasto, alle crescentine al dolce. Allo scadere dell’ora/delle ore prenotata/e, il suono di una campana ricorderà ai clienti che devono lasciare il posto a chi viene dopo di loro. E così, di volta in volta, avanti il prossimo.

Va da sè che in tutto questo vige il rispetto delle norme anti-Covid: l’uso delle mascherine quando ci si alza da tavola, l’igienizzazione delle mani, il distanziamento e la gestione dei prenotanti.

Un’ora costa 18 euro a persona, acqua e coperto inclusi; per due ore, si sale a 26 euro. I vini sono esclusi.
Nei periodi in cui ci saranno delle pietanze speciali come quelle a base di tartufo, sarà ovviamente applicato un piccolo sovraprezzo per affrontare i costi della materia prima.

Attenzione: la formula a tempo non a nulla a che vedere con l’all you can eat utilizzato in molti ristoranti asiatici. “Qui non avremo assaggi, le porzioni resteranno normali come sempre. Non si tratta di una cucina rapida e di corsa, ma vogliamo ottimizzare i tempi di apertura”. Oltre a coniugare qualità e quantità al prezzo.

Sul tavolo, alcune “regole di ingaggio” come ha specificato Mirco: l’eventuale ritardo da parte del cliente non comporta un allungamento dell’orario; non si possono ordinare più piatti in contemporanea, ovvero sì a una pietanza a commensale per volta e no a distese di piatti pieni sul tavolo; tutto ciò che si ordina bisogna finirla, e se rimane qualcosa nel piatto, si paga il sovrapprezzo. Una scelta, quest’ultima, per dire no agli sprechi e per frenare quelle persone che ordinano, assaggiano e poi lasciano lì il resto.

Difficile non avvertire l’emozione di Mirco e Antonella, lui in cucina, lei in sala, coppia di lavoro, ma anche di vita, per quella che è la loro seconda casa, un ambiente caldo e decisamente familiare.

Era il 2005 quando, tra queste mura, diedero avvio al ristorante Casa Carati con cucina mediterranea per poi, nel settembre 2013, trasformarsi in osteria e celebrare così il modo di dire dei nonni bolognese, “Me a vâgh íñ ufézzí”, per indicare quando andavano in osteria e non volevano essere assolutamente disturbati.
Massima l’attenzione verso il cliente, anche nei mesi più difficili a causa del lockdown, quando Vâgh iń ufézzi non si è mai fermato. Prima ha attivato il servizio delivery con Antonella impegnata a fare le consegne in bicicletta, poi l’asporto, modalità oggi ancora disponibile.

Vâgh iń ufézzi

Via de’ Coltelli 9/C, Bologna

Tel. +39 051.2961446

Author

Valeria Scotti

Valeria Scotti

Giornalista, dal 2006 collaboro con i principali network di informazione in Italia. Negli ultimi anni ho approfondito la comunicazione legata al settore Food.

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